GLI ARDITI DI ANZIO E NETTUNO

Una storia dimenticata della Grande Guerra

 

Durante le ricerche per il mio libro Il fascismo ad Anzio e Nettuno sono rimasto sorpreso dalla scoperta di un caduto nettunese della Prima Guerra Mondiale facente parte dei mitici Arditi. Sorpreso perché nessuno aveva mai evidenziato l’appartenenza alle gloriose Fiamme Nere di un nostro concittadino. Male comune in un’Italia che ha perso la sua memoria storica e dove il passato viene sempre rappresentato con tinte fosche e grottesche ricostruzioni.

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Grazie allo studio Arditi decorati e caduti di Roberto Roseano e Giampaolo Stacconeddu è stato possibile intraprendere una ricerca in ricordo dei figli di Anzio e Nettuno che, durante la Grande Guerra, militarono negli Arditi, le leggendarie Fiamme Nere che scrissero le pagine più eroiche della storia militare italiana. Veniamo così a sapere che nel XXIV Reparto d’Assalto vi era il nettunese Italo Artibani, decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: “Sprezzante del pericolo, si spingeva volontariamente in terreno scoperto e battuto da vivo fuoco d’artiglieria e da violente raffiche di mitragliatrici, raccogliendo i feriti e trasportandoli in salvo, nobile esempio di abnegazione e di alto sentimento del dovere” (Melaghetto, 31 Gennaio 1918).

Nell’XI Reparto d’Assalto, invece, vi era il portodanzese Aiutante di Battaglia Vittorio Del Giaccio, decorato di Medaglia d’Argento al V.M.: “Nell’aspra continuità di sette giorni di combattimento, diede continue prove di valore e fulgido esempio di fiero coraggio, tenacia ed energia nel guidare i suoi uomini ai contrattacchi. Sprezzante di ogni pericolo, sulle trincee ad oltranza difese, resisteva con pochi uomini, temerariamente esponendosi a masse travolgenti di nemici” (Argine Regio – Piave, 15-21 Giugno 1918).

Nel XII Reparto d’Assalto vi erano il nettunese Antonio D’Andrea e il portodanzese Giovanni Ruberti, entrambi decorati di Medaglia di Bronzo al V.M. durante gli epici scontri di Col del Rosso dell’8-10 Agosto 1918, che li videro tra i protagonisti. D’Andrea fu insignito con la seguente motivazione: “Ardito di elevato spirito militare, in una incursione penetrava tra i primi nelle linee nemiche, ove, con lancio di petardi e facendo uso del pugnale, produceva lo scompiglio e causava perdite tra le file avversarie, riuscendo col suo coraggio, di esempio ai compagni”. Questa, invece, la motivazione della decorazione al Valor Militare concessa a Ruberti: “Ardimentoso, dotato di alto spirito militare e di abnegazione, fu di bello esempio nell’irrompere con grande coraggio nelle linee nemiche, mettendovi, col concorso di altri compagni, lo scompiglio e la morte. Continuò a combattere valorosamente finché, gravemente ferito fu costretto ad abbandonare la linea del combattimento”.

Ardito Antonio D'Andrea

L’Ardito nettunese Antonio D’Andrea, Medaglia di Bronzo al V.M.

(fonte: www.facebook.com/ArditidiGuerra/photos)

L’ultimo decorato degli Arditi di cui si ha documentazione è il nettunese Ten. Mario Bertoni del LXXII Reparto d’Assalto: Un “Caimano del Piave” insignito della Medaglia d’Argento al V.M. per essersi distinto nei combattimenti di Falzè del Piave – Casa Mira del 26-29 Ottobre 1918, gli ultimi scontri sostenuti dal Regio Esercito durante la Grande Guerra che provocheranno il collasso dell’esercito imperiale austro-ungarico: “Traghettato il Piave coi primi nuclei di Arditi, impegnava sulla sponda nemica un aspro combattimento, validamente sostenendo lo sbarco della propria Compagnia. Occupata quindi la linea avversaria, volontariamente, e con mirabile audacia, attraversava il Piave a nuoto, nonostante la particolare violenza della corrente, e recava al Comando del Reparto notizie della Compagnia che era considerata perduta. Dando poi insuperabile prova di fermezza e di sprezzo del pericolo, sotto il violento fuoco del nemico, in barca tornava presso la Compagnia stessa, portando viveri e munizioni”.

Lapide Arditi

Tra questi eroi citati – che non saranno stati certamente gli unici nettunesi e portodanzesi a vestire il fez nero dei Reparti d’Assalto – vi fu anche un caduto: il nettunese Caporale Pierino Maruffa, alla cui memoria è intitolato il Reparto di Nettunia dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia guidata dal Comandante Paracadutista Bruno Sacchi. Maruffa era un Ragazzo del ’99, ossia apparteneva a quella generazione che per ultima fu richiamata alle armi e gettata con l’impeto dei suoi 18 anni in prima linea. Una generazione straordinaria il cui coraggio ed amor di Patria fu decisivo per le sorti del conflitto. Di loro e del loro esempio ci è rimasta memoria nelle parole del Gen. Armando Diaz: «Li ho visti i ragazzi del ’99. Andavano in prima linea cantando. Li ho visti tornare in esigua schiera. Cantavano ancora». Maruffa, inserito nel XXIV Reparto d’Assalto, immolò i suoi 19 anni appena compiuti, nel nome della Patria, sul campo dell’onore, in faccia al nemico. Si lanciò all’assalto nella zona di Sasso Rosso (Trento) il 31 Gennaio 1918. Fu gravemente ferito durante la lotta e spirò poco dopo.

Si conclude così la nostra breve carrellata in una pagina dimenticata della storia di Anzio e Nettuno. Quella dei suoi eroi. Ritroveremo gli Arditi ancora in prima linea nel dopoguerra, quando si opposero al socialismo internazionalista negatore della Nazione e del sacrificio dei combattenti. Con lo stesso impeto con cui avevano difeso la Patria dai nemici di fuori, si opposero ai nemici di dentro. Non a caso ritroveremo il Ten. Bertoni alla guida dello squadrismo nettunese, così come l’Aiutante di Battaglia Del Giaccio tra i protagonisti del Fascio di Anzio, destinato ad un importante carriera politico-militare che lo vedrà, tra l’altro, Volontario di Guerra in Abissinia con un Battaglione di Camicie Nere. Artibani sarà un dei più importanti fascisti di Nettuno e lo ritroveremo Volontario in Spagna, nella Cruzada contro il comunismo.

Arditi

L’Accademia Delia, in occasione del 100° Anniversario della Grande Guerra, intende recuperare le storie di chi ha combattuto per la grandezza d’Italia, perché le sue frontiere ed i suoi sacri confini fossero sicuri sulle vette delle Alpi, adempiendo ad un postulato del Risorgimento. Per questo proporrà ai Comuni di Anzio e Nettuno uno specifico programma di studio da affidare alle scuole. Perché i giovani delle nostre città imparino ad amare la Patria, chi ha combattuto per essa e possano riscoprire i valori del volontarismo di guerra e dell’arditismo. In modo che possano seguire l’esempio degli eroi nazionali che si sono sacrificati perché l’Italia non fosse solo un’espressione geografica, ma una Nazione libera, grande ed indipendente, una comunità di sangue e di cultura in grado di rivendicare una “missione” e un “primato” nel mondo.

Pietro Cappellari

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